Non arrivi a fine mese? La recessione ti stende come un cazzotto di Mike Tyson? Il carovita rende anche le tue spese basilari insostenibili? Il tuo portafoglio se avesse la bocca canterebbe “Disperato” di Marco Masini e se avesse gli occhi ti inonderebbe di lacrime l'ultima banconota da 5 euro rimasta?
Bene: il resto degli italiani, se si esclude la piccola percentuale di quelli che ci hanno succhiato tutte le risorse economiche riducendoci in questo modo, i quali adesso navigano nell'oro, è nelle medesime condizioni. Mal comune mezzo gaudio, si dice..
La riflessione che volevo proporvi in questo mio post è la seguente: possiamo ridurre le spese quotidiane attraverso qualche piccola accortezza da applicare nelle azioni che compiamo ogni giorno?
Per come la penso io, la soluzione migliore per sopravvivere al transitorio periodo di vacche magre è applicare uno stile di vita sobrio ed equilibrato: lo stile di vita del fannullone.
Regola n.1: Non lavorare
“Ho anche provato a lavorare
senza risparmio mi diedi da fare
ma il sol risultato dell'esperimento
fu della fame un tragico aumento”
(Il Fannullone, Fabrizio De André)
Lavorare stanca. La stanchezza porta fame. Di più, lo stress porta fame compulsiva. Quindi, considerando il fatto che uno stipendio medio da queste parti permette a stento di procurarsi i pasti in condizioni normali, lo stesso stipendio non potrà sopportare certo l'aumento della voracità dei nostri stomaci sopraffatti dal rinnovato fabbisogno calorico. La soluzione migliore è quindi non lavorare, riducendo così la mobilità fisica, e aumentando il senso di sazietà e soddisfazione morale.
Regola n.2: Non tagliarsi i capelli/non farsi la barba
“Come potete giudicar
come potete condannar
chi vi credete che noi siam
per i capelli che portiamo”
(Come potete giudicar, Nomadi)
Quanto tempo risparmiereste se non andaste più dal parrucchiere? E quanti soldi vi rimarrebbero in tasca? Il parrucchiere è l'anticamera dell'inferno: prenoti con un mese di anticipo che neanche nel locale più in di Manhattan; arrivi con i capelli in una condizione tale che ti vergogneresti anche di farti vedere dal tuo cane; ti fanno aspettare ore in un salottino dove la fonte di informazione ed intrattenimento più autorevole è “Donna Moderna”; dall'altoparlante risuonano minacciose le note di una canzone di Mariah Carey, mentre attendi che arrivi il tuo turno, ascoltando un di altre signore che parlano della tresca del fruttivendolo con la moglie del salumiere; quando finalmente ti fanno accedere alla sala delle torture ti piazzano su una sedia comoda come una
vergine di Norimberga e ti scuoiano il cuoio capelluto con l'acqua bollente; poi ti strappano i pochi capelli sopravvissuti con la messa in piega; infine ti presentano un conto che neanche nel locale più in di Manhattan.
Non voglio neanche immaginare cosa sia la barba per gli uomini perché ogni volta che vedo uno di loro che l'ha appena fatta ha una faccia scarnificata come Freddy Krueger: manco si radessero con una sega a nastro.
Perché non eliminare questa barbarie, questo stress, e, soprattutto, questo spreco di soldi semplicemente lasciando crescere liberi ed incolti i peli che Madre Natura ha voluto che proliferassero sulla nostra testa (e sulla loro faccia)?
Regola n. 3: Caminare, camminare, camminare. Meglio ancora: non camminare affatto.
“Ammore,ammore stamme cchiù vicino,
ca è ancora tanto luongo lu cammino....
Muntagne pe' muntagne a cammenare,
po' ce fermammo addò' accummencia 'o mare...”
(Il Cammino, Nuova Compagnia di Canto Popolare)
Se dovete andare da qualche parte perché andarci in auto? Anche rischiando di accumulare qualche ora di ritardo, non sarebbe meglio arrivarci a piedi? Magari prendendosi qualche pausa di meritato riposo durante il tragitto?
E perché addirittura non evitare del tutto di andarci?
Regola n. 4: Benedire il vintage
“Puorte o cazone cu 'nu stemma arreto
'na cuppulella cu 'a visiera alzata.
Passe scampanianno pe' Tuleto
comme a 'nu guappo pe' te fa guardà!”
(Tu vuò fa l'Americano, Renato Carosone)
Il vintage è un modo elegante per dire: “Io compro ai mercatini”. Ci vuole una buona dose di fantasia, un po' di capacità di mescolare gli stili e i colori e soprattutto una totale noncuranza nei confronti dell'opinione altrui.
Se avete mai visto una di quelle ragazze figlie di ottime famiglie, sempre piene di soldi, ma che per distinguersi dalla massa si vestono come Boy George e fingono di essere povere in canna ed interessate alle sorti dei proletari, che di solito dicono cose tipo “Io compro sempre nei mercatini, nei mercatini si trovano cose che non lo diresti mai, guarda che una volta ci trovai una borsa di Chanel della collezione del '92 e una giacca Vivienne Westwood originale” ecc. ecc. ecc., ebbene,
esse mentono. Nel 90% dei mercatini si trovano per lo più degli immondi fondi di magazzino; i capi per metà sono della taglia di Platinette e per l'altra metà della taglia di Kate Moss; i colori sono tanto accesi che vanno guardati con gli occhiali da sole e gli abbinamenti sembrano fatti da uno stilista cieco in una stanza buia. In qualche caso riesci anche a trovare capi particolarmente interessanti ed in buono stato, ma ci vuole dedizione e spirito di sacrificio.
A parte Forcella e Porta Capuana a Napoli. Ma d'altra parte lì ci si può trovare tutto, dai ricambi per auto agli uccelli tropicali, dalle sigarette di contrabbando agli organi umani...
Regola n. 4: Usare la fantasia
«Che te magni?»
«Pane, marescià!»
«E che ci metti dentro?»
«Fantasia, marescià!!»
(Tratto dal film “Pane Amore e Fantasia”, di Luigi Comencini)
La fantasia può sopperire a qualsiasi mancanza. Non hai i soldi per il viaggio a Cuba? Leggi Hemingway. Vuoi un paio di scapre comode? Cammina a piedi scalzi. Desideri un gioiello? Raccogli un coccio di bottiglia su una spiaggia.
Se poi pensi che sognare a piedi nudi godendo dell'aria che respiri non sia nulla paragonato a viaggiare in aereo con paio di scarpe nuove, questa guida non fa per te. Se una persona ha perso tutti i suoi sogni è giusto e sacrosanto che il sistema divori tutti i suoi soldi rubandogli la meglio gioventù.