“L'autunno ti fa sonnolento,
la luce del giorno è un momento
che irrompe e veloce è svanita:
metafora lucida di quello che è la nostra vita...”
(Autunno, Francesco Guccini)
Ebbene sì, è iniziato l'autunno ed io sto qui a godermi i primi spazzi di pioggia, il cielo grigio Londra e il plaid sulle gambe la sera.
Ho messo sul letto la coperta pesante. E il plaid pesante. E la trapuntina. Nonché la copertona di lana patchwork. Mi piace che nel mio letto ci siano 131° Fahrenheit.
Ho tirato fuori dalla mia collezione tutti i film girati prima del 1965.
Ed ho anche finito il puzzle della
Torre di Babele di Bruegel, che ora troneggia impassibile e fiera sopra il mio divano.
Ho trascinato scorte di viveri nella mia stanza e le ho provvidenzialmente sistemate nel terzo cassetto. Tra questi, oltre all'intramontabile biscotto al cacao, una nuova marca di snack reperita da mia madre in chissà quale mercatino di contrabbando. Avete presente il Mars ed il Twix? Uguali ma col triplo di caramello. La mascella e la mandibola restano incastrate dalla sostanza collosa come se stessi masticando Bostik. Ma il gusto è decisamente migliore.
Insomma, ho preparato la mia tana per il letargo, in cui sono impercettibilmente scivolata, dimenticata da ogni forma di vita senziente che abbia mai conosciuto. Adoro il clima di sfuggente malinconia e strisciante spleen che si respira in questo periodo. Mi piace crogiolarmici e, sì, apprezzo l'idea di essere triste. E così, presa dall'euforia delle fasi acute della depressione, dimentico di documentarmi su ciò che accade nel mondo.
Tipo, ignoro completamente delle
sorti crudeli della compagnia di bandiera. Non ho idea di chi abbia ragione o torto, tra quei baccanti che danzano ed esultano a Fiumicino e quegli altri buoni samaritani che tentano in ogni modo, anche rimettendoci le loro ingenti fortune ed anche scendendo a compromessi, di salvare il paese da quei coacervi di comunisti impenitenti chiamati sindacati. Mi sembra che la bagarre tra queste coalizioni inconsistenti serva per mascherare la vera domanda che qualunque essere mediamente intelligente si sia fatto finora: chi ha ridotto Alitalia in questo stato? Ma sì, mi rendo conto che se un malato è in fase terminale il problema cruciale è se staccare o no la spina, non certo processare il medico che l'ha ridotto in fin di vita, che nel frattempo sta volando alle Barbados. O peggio, è diventato dirigente di un altro ospedale.
Ignoro anche che allo stato attuale delle cose
dire “ti boccio” ad uno studente potrebbe costare ad un professore non solo il posto, ma anche una macchia sulla fedina penale. D'altra parte è giusto che la gioventù sia lasciata di libera di non istruirsi, altrimenti c'è il rischio che sviluppi dei pensieri propri e che addirittura finisca per ribellarsi all'ordine costituito. E' molto meglio che essa sguazzi nel piacevole conformismo dell'ignoranza, perché, è noto a tutti, chi più sa più soffre.
Non ho neanche un vago sospetto di ciò che sta accadendo a Ginevra, dove presumibilmente ora c'è un buco nero in scala pronto a risucchiarci tutti e scaraventarci in una dimensione dove l'Italia non ha una compagnia di bandiera, Veltroni fa l'opinionista e Berlusconi è a capo del Governo. Dicono che
il giocattolo dal nome di Large Hadron Collider si sia inceppato e non sarà più utilizzabile fino alla primavera 2009. Grande sconforto nel team di lavoro, finché uno dei componenti non ha tirato fuori le carte suggerendo un torneo di rubamazzetto.
Ignoro totalmente e cerco di evitare di farmi un'idea del fatto che
dilaga l'ennesima psicosi da prodotto-destinato-al-consumo-alimentare-e-probabilmente-infetto. Dopo la mucca pazza, il maiale agli antibiotici, il pollo con l'influenza e la mozzarella alla diossina, ecco che il consumatore medio è pronto a tornare a preoccuparsi a tempo determinato per ciò che capita sulla propria tavola. Il pericolo arriva, e chi l'avrebbe mai detto, dalla Cina, il regno della contraffazione, lo spauracchio delle casalinghe, la causa di tutti i mali internazionali dopo Osama Bin Laden e la cellulite. Il pericolo è un latte di una particolare marca diffusa solo in Cina. E allora dove risiede il motivo di cotanta mobilitazione globale? Nessuno l'ha capito, ma certo è che anche un semplice yogurt Parmalat va guardato con un certo sospetto.