“A proposito, tengo nù frate
che da quindici anni sta disoccupato,
chillo ha fatto cinquanta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi.
Voi che date conforto e lavoro,
Eminenza, vi bacio e v'imploro,
chillo dorme cù mamma e cù mme
che crema d'Arabia ch'è chistu cafè!”
(Don Raffaè, Fabrizio De André)
Immagino che fremiate dalla voglia di sapere dove sono stata negli ultimi tempi.
Questo discorso necessita di un indispensabile preambolo.
Il fulcro delle mie ferventi attività risiede nelle linee programmatiche del Ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, ex Ministro per l'Innovazione nella Pubblica Amministrazione, ex Ministro della Funzione Pubblica, insomma il ministero più polimorfo del Governo.
Il neo-ministro Renato Brunetta, uomo di esemplare trasparenza e schietta rettitudine, ha indetto una crociata contro i fannulloni. Facile comprendere che la scrivente, dinanzi al fiero cipiglio del Ministro che prorompe in bibliche maledizioni contro la categoria alla cui appartenenza fa addirittura un vanto, si è sentita giustamente ma dolorosamente chiamata in causa.
Pur tuttavia, superate le prime titubanze, mi sono recata con fiera volontà, controcorrente rispetto al trend brunettiano, a sostenere un concorso per cercare di farmi strada nella culla dell'inoperosità, nel territorio inviolato della fannullonaggine, nel
sancta sanctorum della nullafacenza: la pubblica amministrazione.
Fine del preambolo.
Sul concorso in sé, nulla da dire: in una sala gremita di aspiranti funzionari pubblici, giovani e non più giovani, due piani sotto terra senza aria condizionata, mi sono resa conto di essere, oltre che la meno preparata, la più serena.
Ho visto cose che voi umani non avete mai immaginato.
Ho visto dei ragazzetti incravattati sedersi frementi nel banchetto ripassando gli ultimi argomenti da un libro di tremila pagine approssimative. Ho visto persone tanto sporche che la loro pelle cominciava ad emanare un pungente odore di cadavere. Ho visto ragazze tutte vestite Vuitton e Prima Classe imprecare come camionisti contro la commissione. Ho letto il panico sui volti della gente in fila per andare al bagno quando la durata della fila stessa cominciava a superare i tre quarti d'ora. Ho visto fumatori incalliti privati della nicotina per ore mangiarsi le unghie fino all'altezza dei metacarpi.
Se non fossi stata affamata, sudata come Paolo Bonolis, semi-addormentata, incazzata come una biscia nonché sopraffatta dal bisogno di un bagno e di una sigaretta, potrei definirla un'esperienza mistica. Ma il mio menefreghismo zen, come ho detto, quella mattina era fuori uso.