“Infatti non è mica normale
che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India,
c'ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna,
che viene da dire: Ma dopo come fa a essere così carogna?”
(Io se fossi Dio, Giorgio Gaber)
Dev'essere il nuovo Governo. Dev'essere che i mefitici lezzi dell'immondizia data alle fiamme ci rendono incoscienti. Dev'essere che è primavera inoltrata e gli ormoni rendono i mammiferi più pacati e disponibili.
Ma sembro circondata da un mondo pieno di positività ed ottimismo.
Ed io tutto questo pensare positivo non lo sopporto più.
Non sopporto più chi mi dice che il mondo è bello, che l'amore è bello, che le persone sono belle e che stare insieme è una festa. Non sopporto i maledetti Diddle (li ho adorati anch'io fino ai 14 anni, età oltre la quale apprezzarli è un delitto) che in improbabili gif animate rosa confetto e distribuiscono baci, carezze e coccole virtuali allo sconosciuto di turno. Non sopporto più le pubblicità che invitano a perdere i chili di troppo, alludendo velatamente al fatto che noialtre donne “normali” altro non siamo che degli amorfi blob di cellulite i quali hanno passato l'inverno ad accumulare grasso corporeo che non le rende adatte neanche ad indossare un bourka, figuriamoci un bikini. E non sopporto più neanche le signore e signorine che, ammaliate da queste assurde pubblicità, si impegnano con un'ammirevole costanza ed un incomprensibile ottimismo a diventare come la modella della Kellog's, non considerando che per dimagrire con il latte e cereali occorrerebbe sostituire il pranzo con una porzione di cereali che sembrerebbe misera anche ad un bambino del Darfur. E che in ogni caso, anche dopo mesi di trattamento intensivo, un sedere come le Grazie di Canova non lo si avrà mai neanche in sogno.
Non sopporto i bambini che giocano a pallone in cortile e sono capaci di produrre un rumore più intenso e fastidioso di un'orda di Unni che invade una fabbrica di grancasse. Non sopporto i miei condomini, i quali appena la stagione delle piogge volge al termine si imbarcano in faraonici lavori di ristrutturazione delle proprie case, con un grande dispendio di denaro e di decibel (nonché di bestemmie da parte dei vicini). Protagonista assoluto il martello pneumatico, seguito a ruota dal trapano, con un coro di accompagnamento di decine di scalpelli. Tempi previsti per il termine dei lavori: approssimativamente gli stessi che si registrano negli appalti pubblici. Qualcosa come sette o otto generazioni.
Non sopporto i genitori che trattano i figli come se fossero perennemente neonati. Ho cercato di spiegare alla mia mamma che la mattina non c'è più bisogno che mi metta il pannolino, ma non c'è stato verso!
Non sopporto tutto quest'amore e questa fratellanza. Più questo clima stucchevole ed edulcorato si diffonde, più mi sento un orso e vorrei ritirarmi in eremitaggio. L'altro giorno passeggiavo indifferente e sono stata sequestrata da un gruppo di individui inquietanti con le magliette “La Fabbrica del Sorriso”, che mi hanno trascinato ad ascoltare un coretto di mocciosi che intonava terrificanti canti di gioia. E poi se penso che gli stessi che hanno inventato “La Fabbrica del Sorriso” sono in coalizione di Governo con la Lega Nord e stanno proponendo disegni di legge per buttare fuori dal patrio confine a morire di stenti una vagonata di extracomunitari, mi sento quanto meno buggerata.
Non che io sia pessimista. E' solo che l'ottimismo mi sembra una gran presa per il *13834* (c.a.p. di Soprana).