"Here's to you raise a glass for everyone
Here's to them underneath that burning sun
Do they know it's Christmas time at all"
(Do they know it's Christmas, Band Aid)
Io adoro il Natale.
Lo adoro fino al 23 dicembre. Poi lo cancellerei dal calendario.
La Vigilia di Natale, giorno di infinita letizia e incondizionata bontà, si colora nella mia famiglia della grigia ombra della malinconia. Festeggiare con la mia famiglia toglierebbe il sorriso anche a Heather Parisi.
A casa fannullone, i regali si aprono con poco piacere appena cala il sole, onde permettere a ciascuno dei familiari di tornare senza indugio alle proprie occupazioni. Molte persone in Italia si riducono ad acquistarli la vigilia stessa, con scarso senso pratico; nella mia famiglia i regali si comprano ad ottobre, così mia madre "si toglie il pensiero", in quanto il fare un regalo la riempie di ansia e le provoca acute crisi di nervi. Dei regali 1 su 10 è azzeccato; gli altri sono inutili cosmetici dalle profumazioni improbabili o orribili capi d'abbigliamento anni '80.
Mio padre ha delle grosse carenze di attenzioni e così si inventa ogni volta un trucchetto diverso per stupirci: cardiopatia, gastrite, tremori, ballo di San Vito, vaginite...Dopo qualche anno abbiamo assodato che il pover'uomo è affetto da una forma cronica ed incurabile di ipocondria, per cui cerchiamo di ignorarlo. A Natale la malattia si manifesta nella sua forma più perniciosa, e si aggrava quando nota che sua figlia (la scrivente) ha passato da qualche tempo il periodo della pubertà, e si appresta a lasciare il tetto familiare. Ergo, da stamattina è sul divano con gli occhi semichiusi e gli arti abbandonati (nella posizione di Marat nel celebre quadro di Jacques-Louis David) e geme come Kylie Minogue.
Mia madre, invece, si dedica a declinare il baccalà in tutte le sue forme. Quest'anno mi sembra più mite, non mi costringerà a mangiarlo. Io ODIO il pesce. Solitamente passo il pranzo della vigilia a setacciare la zuppa in cerca dell'uvetta e la cena a sgusciare gamberi, le uniche cose del cenone di cui mi nutro.
Infatti, se si escludono i dolci, la tradizione campana prevede sulle tavole di ogni famiglia un cenone a base di:
- viscidi antipasti di mare dall'aspetto plastificato e il sapore di limone e colla coccoina
- spaghetti o linguine con crostacei semi-vivi
- "o 'purp", ovvero il polpo, sovrano della tavola; che oltre a suscitare tutta la mia compassione essendo un animale estremamente intelligente, suscita tutto il mio disgusto
- "o' capitone", il quale (forse non tutti sanno che) trattasi semplicemente di un'anguilla delle dimensioni di un'anaconda, resistente a qualsiasi tipo di sollecitazione e/o tortura, che spesso rimane viva nel lavandino per ore ed ore prima che la brava massaia le faccia la grazia di gettarla sul barbecue
- "a'nzalat e rinforz", ovvero un inquietante miscuglio di cavolfiori, peperoni, olive, alici e capperi dal pungente sapore di aceto.
- la frittura, di solito 30/40 chili di crostacei e calamari saltati in ettolitri d'olio, il cui effluvio impregnerà ogni angolo della casa fino alla Quaresima.
Manco a dirlo, tra questi cibi, ritenuti dai più appetitosi, si trova l'80% dei cibi che io non mangio. Sono molto golosa, ma solo di pochissime categorie di cibi, e si può tranquillamente affermare che il resto mi dà il voltastomaco.
Come ogni anno quindi, la sottoscritta, passerà il pomeriggio a chiedere a chiunque metta piede in casa un segno di approvazione per il mio presepe architettonicamente perfetto, come prima di lei anni or sono faceva Eduardo nella celebre commedia. Poi, stremata dall'indifferenza dei familiari, si sederà a tavola, riempiendo il suo stomaco, vuoto come la scatola cranica di Elena Santarelli, con bicchieri su bicchieri di Coda di Volpe Sannita-Special Edition Zio Michele, una ricetta di famiglia ottenuta dalla mescolanza di un normale Coda di Volpe con un vitigno che tutti ignorano (ingrediente segreto) con gradazione alcolica particolarmente accentuata.
A tutti i lettori - amici, conoscenti, o semplici passanti che siano - auguro di tutto cuore un abbondante, roboante, caloroso, pacchiano, scintillante, a volte un po' retorico, ma sempre felice Natale!
"Senza pretesa di voler strafare io dormo al giorno quattordici ore anche per questo nel mio rione godo la fama di fannullone ...ma non si sdegni la brava gente se nella vita non riesco a far niente." Ebbene sì. Mi fregio di essere un fannullone
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