Idler ("fannullone", per i non bilingue)
Pride ("orgoglio" per chi fino ad ora non ha capito cosa ci fa qui).
La vita diventa sempre più frenetica.
E noi siamo orgogliosi di essere fannulloni.
Siamo stanchi di doverci giustificare quando diciamo che siamo disoccupati.
Non siamo costretti a spiegarvi perché il libretto universitario è vuoto da quasi un anno.
Viviamo "a casa dai miei" e non abbiamo intenzione di schiodarci, almeno finché non ci sbatteranno fuori a calci. Dopodiché troveremo un posto comodo dove stare. Uno qualunque.
Smettete di chiederci "Che fai nella vita?". O almeno, quando rispondiamo "Niente", non lasciate calare quel silenzio sepolcrale, aspettando che aggiungiamo qualche frase di rito che faccia intravedere i nostri mille impegni.
Se vi diciamo "Scusa, oggi non posso", non è che abbiamo qualcosa da fare. E' possibile che abbiamo solo intenzione di stare ad oziare e non vogliamo che ci rompiate i *07026* (c.a.p. di Olbia).
Non è detto che se siamo in bus/treno/metro/funivia/risciò dobbiamo passare il tempo a leggere, ascoltare musica, costruire origami o trovare qualcuno con cui parlare: possiamo benissimo stare con lo sguardo perso nel vuoto a meditare.
E comunque possiamo stare così in qualsiasi altro momento della giornata. Non è indispensabile impiegare tutto il proprio tempo a fare qualcosa.
Non chiedeteci MAI MAI MAI se vogliamo accompagnarvi in palestra. A meno che non si tratti di andare solo a guardare gli altri che sudano e fanno esercizi. Con un certo piacere sadico.
Siamo abitudinari, e siamo fieri di esserlo.
Abbiamo problemi di salute legati alla sedentarietà, sappiamo di non doverci lamentare, perché chi è causa del suo mal pianga se stesso. Ma ci aspettiamo che, allo stesso modo, non vi lamentiate dello stress da superlavoro.
Insomma, lasciateci vivere la nostra inconcludenza, senza pregiudizi.
Chi voglia aderire alla campagna IDLER PRIDE è liberissimo di copiare l'immagine del logo (ovviamente, facendo riferimento alla sottoscritta), linkare questo post (oppure non linkarlo, basta che facciate il suddetto riferimento), aggiungere delle personali recriminazioni per essere libero di nullafare come meglio crede.
IO sono fannullone!
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"moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta
ma di morte lenta."
(Morire per delle idee, Fabrizio De André)
L'Italia è un paese all'opposizione.
I partiti hanno un senso solo fintantoché scagliano anatemi contro il "regime" che detiene tirannicamente il potere.
I pochi che hanno la possibilità effettiva (ripeto: possibilità effettiva, non semplice diritto garantito sulla carta) di manifestare il proprio pensiero, denunciano l'imbavagliamento dell'esercizio del pensiero (invece, dico io, di approfittare dei propri 15 minuti di gloria per parlare di una qualsiasi delle cose che vorrebbe dire chi è stato imbavagliato).
Ovunque si è colpiti da infervorati discorsi sul "sistema" (diamine, tempo fa solo noialtri fondamentalisti parlavamo di "sistema" adesso tutti sanno cos'è il "sistema" e lo denunciano a gran voce, rigorosamente attenendosi alle sue direttive), discorsi spesso senza capo né coda, costruzioni retoriche che chi (ascolta e) ha un briciolo di cervello può far crollare con una parola. Il problema è che per lo più si tratta dei classici dialoghi tra gente che ama ascoltare se stessa: nel momento in cui si svolge il comizio dell'interlocutore si è troppo occupati a prepararsi il proprio.
Insomma tutti hanno delle idee, degli ideali, e delle idealità, e le sbandierano con vigore contro la parte avversa e anche contro la parte che si fa gli affari propri. Anche se di gente che si fa gli affari propri ce n'è rimasta poca. Va troppo di moda avere degli ideali, una coscienza, ed una giustificazione plausibile alle proprie azioni.
Ideali per i quali si è pronti anche a...niente. L'ideale è un discorso simil-intellettuale che fa capire a tutti che l'idealista di turno legge il giornale (un solo giornale? a che serve? e le opinioni contrarie? domande che cadono nel vuoto), ed ha un cuore che batte. Ah no, scusate, è la vibrazione del cellulare.
Ed ora, dopo questa lunga e indesiderata digressione ultra-moralista (il fannullone si esprime di rado, ma la rara volta che lo fa, tira fuori bagagli e bagagli di frustrazione arretrata), vengo al punto. A chiunque è capitato di vedere qualche "bottoncino", link, disegnino-con-uno-slogan sui vari blog. Sono gli appelli che qualche blogger crea e lancia nel mare magnum della rete, in attesa che altri blogger sottoscrivano la sua idea.
Ebbene, sulla scia delle varie petizioni, appelli, annunci, richieste disperate e contrariate disapprovazioni che dilagano nel web 2.0, anche io ho deciso di lanciare un appello:
L'ORGOGLIO FANNULLONE!
I particolari nei prossimi post.